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RAEKWON
Only built for cuban linx pt. II
(ICE H2O RECORDS)
genere: hip hop
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Quando qualche mese fa nella
sezione Foundations presentammo
“Liquid Swords” di GZA,
scrivemmo come quest’ultimo,
insieme ai compagni Ghostface e Raekwon,
risultasse essere a nostro parere uno degli MC
del Clan tecnicamente più forte. Il suddetto
trio è indubbiamente quello che, nel tempo,
ha saputo mantenere alto il livello di skills e produzioni, o comunque mai
sotto la sufficienza. E proprio di uno di loro, in questo caso Raekwon,
torniamo oggi a parlare, per il sequel di “Only built for cuban linx”, il suo
clamoroso esordio da solista pubblicato nell’oramai lontano 1995.
Dopo
qualche lavoro non sempre all’altezza delle sue capacità, Corey Woods,
questo il vero nome dello Chef del rap, ritorna sui suoi passi e, quasi
come nella migliore tradizione chopped & screwd, riprende l’artwork del
suo primo lavoro cambiandone il colore dello sfondo (da rosso a viola).
Tecnicamente parlando, il livello di “Only built for cuban linx pt. II” è alto,
non solo grazie allo stesso Raekwon, ma anche ai featuring intervenuti.
Le produzioni non sono da meno, realizzate da nomi altisonanti come
Pete Rock, Alchemist, Dr. Dre, RZA e - sorpresa - dal compianto J-Dilla.
I fan dei primi Clan e dello Shaolin rap avranno di che rallegrarsi (“New
Wu”) e non resterà deluso neanche chi rimpiange ancora ODB, omaggiato
proprio su di un pezzo dal sapore molto soul - “Ason Jones” - prodotto,
manco a farlo apposta, da Dilla. Raekwon non ha rivali in fatto di rime,
ci sono dei pezzi che da soli valgono tutto il disco (“Gihad”, “House of
flying daggers”, “Canal street”, “Ason Jones” e “Kiss the ring”), ma se proprio
vogliamo fare le pulci, se questo sequel fosse uscito a distanza di poco
tempo dal primo e non 14 anni dopo, il confronto sarebbe stato impari.
Oggi, invece, valutando le odierne produzioni, “Only built... pt.II” ne esce
vincitore.
Probabilmente il trend di dare un seguito a dischi di per sé già
celebri (Jay-Z è il caso più eclatante) non finirà certo qui. L’importante è
che, in una scena sofferente come quella hip hop americana (e non stiamo
parlando di quantità, ma di qualità!), ci possa essere spazio per lavori di
questo tipo, non patinati, non zeppi di effetti o di ospiti clamorosi., ma
con produzioni essenziali e rime che vanno dritte al punto. Bentornato
Raekwon!.
Andrea "Teskio" Paoli
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